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Bambini iperattivi? Capire il cervello per trovare le soluzioni

Articolo a cura di Fabio Sinibaldi e Sara Achilli.

Iperattività, difficoltà di concentrazione, scarse performance cognitive, ADHD, sono tutti fenomeni complessi e multi-fattoriali. Si tratta anche di problematiche in crescita nel mondo occidentale e, come vedremo, non è un caso.

Coerentemente con il nostro approccio integrato non potremmo mai individuare un’unica causa… ma in questo caso dobbiamo sicuramente dire che tra i tanti fattori in gioco ce n’è uno molto rilevante che è, paradossalmente, spesso ignorato o sottovalutato. In realtà si tratta di una serie di meccanismi che sostengono e spiegano anche le cause individuate a livello mentale, emotivo e relazionale.

Lasciamo quindi da parte, almeno inizialmente, questi ambiti, per capire alcuni meccanismi. In un secondo momento vedremo tutto di nuovo da una prospettiva integrata.

Nota per il lettore

Si tratta di un articolo con una serie di riferimenti scientifici specifici. Abbiamo cercato di semplificarli al massimo. Per il lettore con minore confidenza con certi processi neurobiologici non è fondamentale capire e memorizzare ogni singolo passaggio, piuttosto vedere come oggi sia possibile individuare tutti i meccanismi e processi che portano ad una certa situazione per trovare, di conseguenza, soluzioni molto pratiche, ma basate su fondamenti scientifici chiari e mirati.

Cosa succede nel nostro cervello

Che cosa accomuna i casi di iperattività, difficoltà di concentrazione, scarse performance cognitive, ADHD?

Circuito dopamina glutammatoSono tutte situazioni sostenute da un eccesso di dopamina, noradrenalina, acetilcolina e glutammato. Le aree cerebrali coinvolte in questo squilibrio sono molte, ma in particolare amigdala, PFC (corteccia prefrontale) e gangli della base, strutture fondamentali per l’attenzione, la regolazione emotiva e il comportamento

In passato sono state proposte teorie solo a carico della dopamina o del glutammato, ma è fondamentale considerare che si tratta di due sistemi che si influenzano a vicenda, quindi non è possibile focalizzarsi su uno soltanto.

Inoltre si riscontra un eccesso di cortisolo non bilanciato, sia a livello di corteccia prefrontale sia nell’amigdala.

L’iperattività di tali sistemi cerebrali destabilizza, a sua volta, le membrane cellulari plasmatiche neuronali, provocando a cascata l’eccessiva liberazione di calcio, che porta l’eccitazione a livello non fisiologico.  Ecco dove nasce l’iperattività, che poi si declina in vario modo a livello mentale, emotivo e comportamentale.


Il glutammato in tavola – Approfondimento

La parola glutammato in mezzo a questi neurotrasmettitori può creare confusione. Eppure a qualcuno avrà ricordato il dado e altri alimenti. Infatti il glutammato è un sale da cucina  e ha la capacità di esaltare gli altri ipereccitabilitàsapori. Per questo motivo viene massicciamente impiegato nei cibi confezionati (salati, ma anche in quelli dolci): nelle merendine, nelle patatine fritte, salumi e formaggi industriali, nelle bevande energetiche, nel dado e in altri condimenti, cereali secchi, nei prodotti liofilizzati. 

Il glutammato, agendo sui recettori NMDA della cellula, è il principale attivatore dell’eccitabilità neuronale. Si tratta del sistema più potente in grado di amplificare e mantenere attiva l’eccitabilità neuronale creata da: Sistema Nervoso Centrale (in particolare Circuito Dopamina e Noradrenalina), circuiti di Acetilcolina, Istamina e CRH.

Per questo motivo, come vedremo in seguito, sarà fondamentale agire sull’alimentazione.


Il ruolo del sistema immunitario

In tutti questi meccanismi vengono attivi anche alcuni processi infiammatori:

il primo tramite l’acido arachidonico, che attiva le cellule immunitarie cerebrali (microglia) e prolunga ulteriormente la risposta eccitatoria patologica;

il secondo, tramite la PKC (Protein Chinasi C), va addirittura a modulare la lettura epigenetica del DNA, modificando la memoria cellulare a lungo termine.

difficoltà nello studioA seguito di queste attivazioni, il sistema nervoso centrale cerca di azzerare i processi patologici aprendo i canali del potassio, cosa che fa iperpolarizzare la membrana del potassio, rendendo il neurone incapace di rispondere agli stimoli, anche di alta intensità. Questo meccanismo protegge il neurone, ma – al contempo – rende difficile, se non impossibile, l’attività intellettiva.

Rimettere in fisiologia questi processi significa ricreare le basi più profonde per attenzione e concentrazione, oltre a creare i presupposti neurobiologici per rendere più efficaci gli interventi su emozioni, apprendimento, linguaggio, relazioni.

I meccanismi di equilibrio

I disequilibri sopra descritti dovrebbero, di contro, essere bilanciati dalla fisiologica attività inibitoria dei sistemi del potassio, del magnesio e dello zinco. Di solito, invece, si tratta di meccanismi deficitari in queste condizioni.

Cosa fare dunque

Per riportare in fisiologia quanto appena descritto diventa fondamentale agire su più livelli.

Tramite l’alimentazione è possibile:

  • assumere omega 3 (es. Pesce azzurro, olio di semi di lino,  noci, alghe ecc.), in grado di disattivare le membrane plasmatiche cellulari, destabilizzate dall’eccesso continuativo di omega 6 (ridurre al minimo pane, Pesce azzurro Omega 3pasta, pizza e tutte le farine bianche raffinate ricchissime di omega 6 altamente pro-infiammatori); 
  • aumentare cibi ricchi di potassio, magnesio, zinco (es. verdure a foglia verde e semi, in particolare crucifere e noci).
  • ridurre cibi eccitanti: contenenti glutammato e aspartato (dolcificante, tutti i cibi confezionati, merendine, dado da cucina ecc.), calcio (es. latticini freschi), istamina (es. pomodori, crostacei, molluschi ecc.), sodio
  • cuocere a basse temperature (inferiori ai 110°) per ridurre le glicotossine.

Anche l’ascolto di musica che rispetti determinati schemi ritmici e armonici (su questo faremo presto un articolo specifico) permette di modulare l’eccitazione cellulare.

Il movimento e le abitudini di vita rivestono un ruolo molto importante:

  • movimento per abbassare cortisolomodulare il cortisolo tramite il movimento;esercizi corporei ad alto coordinamento, sincronia e discronia, in modo da sostenere e sviluppare plasticità neurale, connessioni (emisferiche ma, soprattutto, tra amigdala e PFC), apprendimento e microglia;
  • passare più tempo all’aria aperta per attivare il metabolismo della vitamina D, importante mediatore di questi processi;
  • imparare a gestire lo stress più ancestrale (quello legato a fiducia,
    aspettative, accettazione, inclusione, ecc.);
  • usare tecniche mentali in grado di alternare l’attenzione al micro e al macro (ad es. il Pensiero Ideografico).

 

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