Esercizio-Test: risposte emotive e di stress integrate o disorganizzate?

Articolo di Fabio Sinibaldi, MBPsS, PsyD – Founder Real Way of Life – President Association for Integrative Sciences 

Facciamo un test!

Si tratta di un esperimento che propongo in diversi contesti: ai corsi di formazione prima di spiegare alcune tecniche, oppure ai pazienti o clienti (a seconda del contesto in cui mi trovo) per creare le giuste basi prima di un lavoro mirato.

Lo scopo primario è di far sperimentare in prima persona come i collegamenti tra movimenti corporei, postura, percezione, stato emotivo e pensieri, possono fare la differenza tra la possibilità di superare positivamente un evento stressante o traumatico o – al contrario – creare situazioni disfunzionali e favorire lo sviluppo in direzione patologica.

In particolare, si vuole mettere in evidenza, il contrasto rilevante tra quello che succede in condizioni di sinergia e fisiologia tra i diversi sistemi o, viceversa, quanto accade in stati di scarsa fisiologia, blocco o risposte con scarsi gradi di coerenza.

Detto in altro modo: andremo a ricreare – ovviamente in modo circoscritto e sicuro – quello che succede in situazioni di stress acuto, cronico, picchi emotivi non gestiti correttamente o traumi.

Di contro, nella seconda fase dell’esperimento, andremo a vedere quello che avviene se si rispettano le condizioni di fisiologia e sinergia tra l’attivazione del sistema nervoso, quello motorio e posturale, i vissuti emotivi il flusso cognitivo.

PARTIAMO CON L’ESPERIMENTO, torneremo successivamente sugli aspetti teorici e le implicazioni pratiche di questi aspetti.

 

Fase 1

esercizio stress postura

Per la prima parte dell’esperimento dovete essere seduti su una sedia classica, come quelle da cucina.

Ora dovete portare i piedi sotto la sedia. Adesso allargateli un po’ e spingeteli avanti, in modo da agganciarli alle gambe della sedia.

Adesso viene la parte difficile, ma in nome dell’esperimento vi chiedo di tenere duro e ascoltare bene il vostro corpo e le vostre reazioni emotive e cognitive.

Vi chiedo di spingere in avanti gambe e piedi con molta forza per un minuto.

Continuate a farlo e sentite bene le diverse sensazioni.

Ci saranno quelle più evidenti, come un po’ di dolore dove la caviglia, oppure tibia e perone spingono contro la gamba della sedia. Ma prestate attenzione anche a quali muscoli state contraendo nella parte superiore delle gambe, ma anche a livello addominale, di spalle o collo.

Cercate di sentire diverse sensazioni: la fatica, il bruciore, la tensione, il calore, e ogni altra sensazione che riuscite a intercettare, anche se non ha un nome chiaro.

Allo stesso modo ascoltate le emozioni provate, le sensazioni, come scorre o non scorre il pensiero, dove vanno le fantasie e l’immaginazione o i ricordi.

Finito questo minuto potete allentare la presa e ascoltare il corpo ancora per un minuto o due. In questo periodo fate attenzione a che cosa si modifica nel tempo. Alcune sensazioni fisiche o emotive rimaranno vivide, altre svaniranno con tempi diversi. Anche il tipo di pensieri potrà avere variazioni interessanti.

Fase 2

mente corpo emozioni

Ora passiamo alla seconda fase. Mettetevi in piedi di fronte a un muro.

Le punte dei piedi, il petto e la fronte devono essere appoggiati al muro. Piegate gli avambracci e portate le mani all’altezza delle spalle, ma in modo che siano un po’ più larghe. In pratica siete nella stessa posizione in cui si fanno le flessioni, solo che siete in piedi anziché sdraiati.

Ora dovete spingere con forza, ma senza andare indietro, dovete compiere una contrazione isometrica, ovvero i muscoli si contraggono, ma non si accorciano (non vi muovete).

Questa spinta deve durare 8 secondi, durante i quali espirate.Al termine rimanete in posizione, ma rilasciate la tensione. Fate mezzo passo indietro con entrambi i piedi.

tecnica integrazione corpo mente

Ora fate una nuova spinta isometrica di 8 secondi. Sempre espirando. Di nuovo rilasciate, fate un mezzo passo indietro con entrambi i piedi.

Fate una nuova spinta come le precedenti.

Anche durante questa progressione dovete prestare attenzione ai segnali corporei, in modo dettagliato (tensioni, muscoli coinvolti non necessari, tensioni, calore, bruciore) e ai relativi vissuti emotivi e cognitivi (senso di potenza, senso di controllo, stato di benessere, fantasie, ricordi e altre esperienze).

Che cosa abbiamo provato e imparato?

Se avete svolto correttamente i due esercizi le differenze sono significative.

Abbiamo svolto in entrambi i casi due contrazioni isometriche, ma con caratteristiche molto differenti a più livelli.

Nel primo esercizio, quello sulla sedia, abbiamo amplificato tutti gli aspetti disfunzionali che avvengono in qualsiasi evento di stress intenso, traumi o emozioni soverchianti. L’esatto opposto è avvenuto nel secondo esercizio.

Criterio 1 – La rilevanza della durata e dell’alternanza 

La spinta era costante di un minuto, mentre l’attivazione muscolare prevede alternanze più rapide per essere efficaci.

Se ci pensiamo è intuitivo: in natura tutti i movimenti hanno caratteristiche dinamiche e fluide.

Anche da punto di vista biomeccanico e neurobiologico sono fondamentali l’alternanza e il giusto timing:

  • dalla fluidità e controllo dei movimenti, che avviene in sinergia tra muscoli agonisti e antagonisti (e non solo),
  • fino all’alternanza tra sistema simpatico e parasimpatico, che una volta era vista come un interruttore che attiva uno e spegne l’altro, mentre oggi sa sa bene che funzionano in modo sinergico in ogni momento.

Criterio 2 – Spazi e Distanze

La distanza tra noi e quello che possiamo definire il “problema” o il “limite” era fissa nella sedia, mentre aumentava gradualmente nell’esercizio in piedi. Questo rappresenta il primo feedback di efficacia nella gestione di un pericolo, in modo particolare se avviene a livello interpersonale.

Saper gestire attivamente le distanze e aumentarle in modo proporzionale allo sforzo attuato è quindi fondamentale per il senso di controllo rispetto al pericolo e di definizione di ruoli e identità.

Questi primi due criteri, tempo e distanza, unitamente al tono muscolare e ai vissuti emotivi, svolgono un ruolo centrale nei nostri sistemi di adattamento e sviluppo.

Ci sono diversi meccanismi in gioco, ma sicuramente sono da menzionare questi due:

  • il ruolo dell’insula nell’integrare tutti i segnali corporei e nello sviluppo delle mappe corporee;
  • Il ruolo della sostanza grigia periacquedottale (insieme all’amigdala e altre strutture) nella valutazione delle proprie risorse a confronto di quelle altrui e nel passaggio dall’intezione all’azione pratica.

Appare già così evidente l’importanza di agire su questi aspetti in modo attivo e mirato, per poter regolare “dal basso” il senso di auto-controllo e i meccanismi di adattamento e quelli emotivi.

Ci sono ancora altri aspetti importanti da approfondire, vediamo altri due.

Criterio 3 – Respiro e Fisiologia

Il respiro svolge un ruolo centrale. Nel primo caso vi ho lasciati liberi di usarlo in modo spontaneo. Nel secondo caso lo abbiamo gestito in modo regolato ed estremamente fisiologico.

Dagli studi sulla fisiologia neurobiologica alle ricerche di Van Der Kolk sui traumi e le esperienze avverse infantili, emerge chiaramente che il blocco del respiro (o qualsiasi sua disfunzione) durante un evento stressante, può fare la differenza rispetto alla gravità dei sintomi che ne seguiranno.

Questo non solo come reazioni emotive o schemi comportamentali, ma proprio a livello di cambiamento delle strutture cerebrali e dei neurotrasmettitori coinvolti.

Allenarsi ad usare il respiro in modo coerente con il movimento, a non bloccarlo sotto stress o nella percezione del dolore, come abbiamo fatto nella seconda variante del nostro test, permette di non sviluppare conseguenze negative. Anzi, all’opposto, incrementa la fisiologia, i tempi di recupero e il senso di aver mantenuto il controllo.

Criterio 4

Spesso nella vita quotidiana ci si dimentica delle cose più ovvie. Ogni comportamento, ogni emozione e ogni pensiero, vengono messi in atto perché si valuta che servano a qualcosa.

Quando questa funzione ha avuto successo, ad esempio è stato risolto un problema, il comportamento deve cessare e il sistema tornare in fisiologia.

Magari la nuova fisiologia non coincide con quella precedente al problema, allo stress o all’evento traumatico, ma deve essere un nuovo stato fisiologico che rappresenta un punto di partenza, non il mantenimento dell’attivazione precedente.

Esistono specifici segnali di efficacia durante un comportamento e segnali di termination, ovvero di conclusione del comportamento/stato di attivazione in corso.

Per quanto riguarda il nostro esempio, fortemente corporeo, sono centrali le variazioni sensoriali a livello periferico di ogni organo, così come nelle loro integrazioni nell’insula e nel talamo.

Ci sono dei criteri che possiamo sfruttare per massimizzare queste percezioni. Ad esempio la contrazione muscolare tra 7 e 8 secondi permette di stimolare in modo corretto le cellule del Golgi rispetto alla memorizzazione della tensione muscolare ideale da mantenere, senza poi mantenere una contrazione eccessiva anche quando l’evento traumatico è finito.

Approfondimenti e Sviluppi – Cosa si può fare

Le dinamiche che avete provato durante questa prova pratica e i criteri a cui abbiamo fatto riferimento, sono solo un esempio ristretto di quello che si può fare per lavorare con un approccio integrato sulle risposte di adattamento, di stress, le difficoltà emotive e i disturbi post-traumatici.

Le tecniche Emozioni Isometriche e Accomodamento Interpersonale sono, ad esempio, due strumenti pratici, articolati in un più varianti e possibili applicazioni per lavorare su questi principi. Possono essere usate in modo flessibile in diversi contesti e sono corredati dagli specifici riferimenti scientifici e teorici.

1. Le Emozioni Isometriche si focalizza su esercizi che possono essere realizzati da soli, andando a intervenire sui meccanismi primari di difesa per riportarli in stato di equilibrio: dai riflessi antalgici (di evitamento del dolore) a quelli in risposta a stress acuti, fino alle modificazioni costanti nel tempo per conflitti emotivi o relazionali ripetuti in maniera continuativa.

2. L’Accomodamento Interpersonale, invece si concentra sull’utilizzo di questi meccanismi nelle dinamiche interpersonali. Lo scopo è di creare maggior spazio di consapevolezza e possibilità di azione rispetto alle dinamiche emotive e corporee alla base di attaccamento, fiducia, conflitto, aggressività o sfida.

Ci sono poi altri due strumenti, più orientati all’analisi e alla consapevolezza.

3. Il primo è la Scomposizione Modulare. Come suggerisce il nome, questa tecnica permetta di scomporre sensazioni e vissuti complessi, svilupparne consapevolezza e accettazione a più livelli, per poi integrarli e usarli in modo attivo e a proprio vantaggio.

4. Infine la coerenza del movimento corporeo (e dinamica postura in genere) con il fluire di stati emotivi e pensieri coerenti e funzionali, è alla base delle applicazioni pratiche dei Flows (i flussi di tutti i registri comportamentali) legati all’espressione e realizzazione dei Bisogni Ancestrali.

Emozioni IsometricheAdattamento Interpersonali e Scomposizione Modulare sono disponibili come corsi online all’interno di Integrative Sciences HUB, la piattaforma formativa pratica e sempre a disposizione che presenta i nostri modelli teorici, le tecniche e le strategie applicative in modo pratico e in moduli tra loro connessi.

Accedendo all’HUB si ha diritto a tutti i corsi attualmente inclusi e a uno nuovo ogni mese.

Tra questi ci saranno anche il Modello dei Bisogni Ancestrali e una serie di applicazioni pratiche, tra cui i Flows di cui accennavamo qui sopra.

L’HUB è disponibile ancora per un po’ di tempo a un costo estremamente ridotto, solo 90 euro all’anno per 10 corsi già disponibili e uno nuovo ogni mese. Inoltre ci sono una serie di vantaggi (webinar di approfondimento, sessioni work-on-it per rispondere a dubbi e domande, attività riservate per i soci e altro ancora).

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