Due tecniche per regolare i flussi di pensiero

Ci sono legami profondi tra il modo di parlare, i pensieri e le emozioni. Non si tratta solo dell’emozione collegata a uno specifico pensiero. Stiamo parlando, piuttosto, della coerenza che esso può avere con uno scenario più ampio di pensieri, con la situazione contingente e dell’interazione con i pensieri e le convinzioni altrui. Pensiamo per un attimo alla scena in cui un bambino viene obbligato a chiedere scusa o a salutare un parente: la velocità delle parole, l’andamento melodico e il modo in cui vengono scandite le singole lettere sono totalmente diversi rispetto a quando lo fa volontariamente. Queste modificazioni ci fanno percepire bene la fatica o l’innaturalità di quelle parole e dei pensieri ad esse collegati.

Img. – Il simbolo dei Flows che ne rappresenta il fluire libero e i collegamenti tra i diversi livelli in cui prendono forma. Scopri di più sui Flussi e gli Switch

Si tratta di meccanismi ben visibili anche negli adulti, in casi in cui non c’è un obbligo esterno, ma qualche altro fattore interferente. È quello che succede quando diciamo a qualcuno “NO-OO” aggiungendo delle “O” finali per sottolineare la rabbia o il fatto che non accettiamo ulteriori pressioni. Al contrario, possiamo sentire alcune persone pronunciare “su” o “dai” con una grande differenza nella durata e nell’intensità, a seconda di quanto si sentano sicuri e a proprio agio nel voler motivare qualcuno. Si tratta di brevissime parole da cui si capisce bene quanto l’altro sia in imbarazzo, arrabbiato, preoccupato per le conseguenze o stia facendo qualcosa contro la propria volontà.

Anche la cinematografia e il teatro ci portano interessanti spunti. I grandi leader vengono sempre rappresentati con una parlata piuttosto lenta e che non segue la punteggiatura classica. Questi fattori vengono accolti da ogni spettatore istintivamente come segno di autocontrollo e pensiero autonomo, anche nella realtà.

Un altro concetto importante nei flussi di pensiero riguarda l’utilizzo, più o meno flessibile, di specifici schemi di pensiero. Ad esempio, i cosiddetti overthinkers, ovvero quelle persone che continuano a pensare sempre, tendono a ripetere continuamente gli stessi contenuti e in modalità analoghe. Non possono farne a meno, è l’unica forma di (tentato) controllo a loro disposizione.

Chi ha dimestichezza con lo studio della musica potrà facilmente notare un’analogia con quanto succede a chi ha appena iniziato ad imparare uno strumento: il neofita, infatti, quando prova a suonare liberamente ripete sempre gli stessi giri di accompagnamento e gli stessi passaggi di collegamento. Questo avviene perché sono le uniche modalità espressive che conosce e con cui ha confidenza. Via via che il repertorio espressivo si amplia, vengono fatte scelte più mirate e introdotti schemi nuovi e personali. I grandi ‘ruminatori’ di pensiero fanno lo stesso: hanno pochi schemi che applicano ripetutamente, ma che difficilmente saranno idonei a risolvere un problema specifico o a creare valore aggiunto.

Alla luce di tutte le considerazioni precedenti, diventa fondamentale ampliare il repertorio di modalità di pensiero, per riprenderne il controllo e il suo valore aggiunto nella gestione della complessità e di archi temporali e prospettici più ampi possibili.

Tale repertorio può essere esteso in termini di modalità e schemi che siano adeguati agli scopi, al contesto, agli specifici interlocutori, alla cultura dominate, le regole sociali, ecc. In questo possono essere utilizzati gli schemi e alcune indicazioni  della  tecnica di Modulazione delle Emozioni e dei Comportamenti.

Ci sono anche tecniche più mirate e specifiche sul flusso di pensiero, come la tecnica Mind O’Clock, o sull’integrazione di flussi di pensiero e di movimento, come la tecnica Turn your Mind.

 

1. La tecnica Mind O’Clock

Un’automobile sportiva, se viene guidata alla massima velocità su una strada piena di buche, non viene usata nel migliore dei modi. Lo stesso vale per il pensiero. Invece, spesso, abbiamo la tendenza disfunzionale a considerare che un ‘pensiero veloce’ sia un ‘pensiero efficace’. Appena c’è un problema proviamo a pensare più velocemente, ma di solito non funziona. Anzi, così creiamo più ansia. Non è il numero di parole pensate, ma la qualità e la struttura del pensiero che fa la differenza!

La tecnica Mind O’Clock prevede una serie di esercizi in cui si allena il pensiero ad andare al ritmo più utile in una specifica situazione, che si tratti di rimanere concentrati, affrontare un evento stressante o un pericolo. Può farlo in interazione con uno stimolo sonoro esterno, come un metronomo; oppure interagendo in modo bi-direzionale con altri ritmi di adattamento, come il respiro, il battito cardiaco, il procedere dei passi mentre camminiamo.

Per iniziare si può usare un pensiero qualsiasi e ripeterlo a diverse velocità, separando bene le parole o cambiandone il flusso naturale, che spesso è solo l’esito di vecchi automatismi.

Si può anche provare a pensare temi solitamente ansiogeni a ritmo lento e temi piacevoli a velocità sostenuta, mettendo così in evidenza quanto sia spesso solo il modo di pensare ad essere problematico, indipendentemente dal contenuto.

È possibile apprendere la tecnica Mind o’Clock in un video-corso ad accesso libero.

 

2. La tecnica Turn your Mind

La tecnica Turn your Mind lavora sempre sui flussi di pensiero, ma si focalizza primariamente sulla capacità di cambiare tema rapidamente e sotto il proprio controllo. È una vera e propria tecnica di “switch”. Infatti, lavora sul cambio simultaneo di più modalità.

La versione base prevede di cambiare tema di pensiero a scadenze regolari, ad esempio ogni 30 o 60 secondi. Il nostro consiglio, sulla base delle ricerche ed esperienze che abbiamo fatto, è di alternare coppie positive e negative dello stesso tema e di declinarlo progressivamente su più livelli.

Un sequenza base classica è di pensare a rotazione, per cicli di 20 o 30 secondi, a questi temi:

  • alle cose negative di me;
  • alle cose positive di me;
  • alle cose negative dell’altro (amico, partner, collega, ecc.);
  • alle cose positive dell’altro;
  • alle cose negative del gruppo (di amici, di lavoro, la famiglia, ecc.);
  • alle cose positive del gruppo, e così via.

A queste “svolte della mente” si abbinano cambiamenti significativi anche su altri flussi. Ad esempio, si possono cambiare la direzione in cui si cammina, il modo stesso di camminare, la musica che si sta ascoltando, e così via.

Si può lavorare molto su queste alternanza, variando i temi e la durata delle prove, mischiando l’ordine delle frasi, inserendo altre modificazioni.

La mente si allena, così, ad andare in modo volontario e focalizzato sull’argomento desiderato.

D’altra parte, in questo modo la mente apprende – attraverso una pratica esperienziale – importanti competenze come:

  • imparare a lasciare un tema in sospeso con serenità;
  • attendere fiduciosamente che ritorni il momento per riaffrontarlo;
  • analizzare ogni tema uscendo dai punti di vista abituali;
  • mettere una distanza tra sé stessi e il flusso dei propri pensieri;
  • differenziare tra pensiero esplorativo, valutativo e decisioni.

A cura di Fabio Sinibaldi e Sara Achilli – fondatori e direttori dei centri di ricerca e sviluppo Real Way of Life (Italia – UK)

 



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